Visualizzazione post con etichetta Effettivamente.... Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Effettivamente.... Mostra tutti i post

martedì 10 luglio 2007

I giornali italiani, Deaglio e i brogli elettorali.

Le elezioni italiane dell'aprile 2006 sono truccate. Detto, ridetto, stradetto. A destra come a sinsitra. Qualcuno ci ha anche girato qualche film.
Adesso, in tempi sospetti, spunta un video girato in Australia che inguaierebbe un candidato DS. E tant'è...Senza entrare nel merito della notizia godiamoci il modo in cui i giornali italioti danno l'informazione.

Repubblica, forse per riprendersi dalle cagate che spara a getto continuo, "vende" il video come esclusiva.



Ovviamente, visto il livello di Repubblica, basta andare sul sito de La Stampa e trovare lo stesso video.



Il quotidiano di Torino, infatti, a proposito del filmato precisa: "che LaStampa.it pubblica sul suo sito". Insomma: Repubblica proprio non riesce a dirle grosse.
Ma il bello deve ancora venire: le reazioni e i commenti alla notizia. Attenzione.

Paolo Rajo, l'autore del video sostiene: "Questo succedeva, attenti, almeno una settimana prima che si votasse in Italia". "Il video dell’Australia è un documento eccezionale, mi sembra evidente che la notte del voto sono successe delle gravissime". chiosa invece Deaglio E., l'esperto. "È evidente che il video prova un caso di broglio e questo è frutto anche di come è stato organizzato il voto all’estero -aggiunge ancora Deaglio E. - dal governo di allora che aveva l’organizzazione dei consolati e di tutta la macchina operativa".

Tralasciando il commento ovvio sul video -per non sparare sulla crocerossa- pare che il Deaglio E. abbia perso un'altra occasione per tacere:
1) il fuso orario tra Italia e Australia è di una settimana, almeno secondo il Deaglio E.
2) il governo (di cialtroni) di allora era quello di Silvio B. e soci; i brogli, invece, sono per l'Unione. I primi avrebbero dunque organizzato brogli a favore dei secondi?

Mi sembra evidente che il Deaglio E. come giornalista valga proprio poco.











sabato 7 luglio 2007

al peggio non c'è mai limite...

Oltre che in malafede
in rappresentanti del Coordinamento per il diritto allo studio-UDU sono anche ignoranti.



Scienze NNMMFF è la 13° Facoltà dell'Ateneo Ticinense?

Chissa cosa hanno fatto di male gli studenti di Scienze MM.FF.NN. per avere tali "rappresentanti"?

domenica 1 luglio 2007

Santi numi



Non si può fare -mi dicono i bene informati- il confronto tra Pavia e Ginevra per la gestione degli eventi culturali e della città stessa. La seconda -sostengono ancora i bene informati- sarebbe molto più ricca e grande della prima. Il gap non sarebbe accettabile.

Proviamo allora a confrontare Ginevra -città che ha circa 200.000 abitanti- con Torino e Milano, due "capitali" d'Italia. Ovviamente Ginevra è svantaggiata. Il confronto è impari. Proviamoci lo stesso.

Prendiamo quindi un evento organizzato insieme dalle due metropoli italiane ed un evento ginevrino. Possibilmente simili. Esempio:un festival musicale.

Il lettore paragoni la Fête de la musique di Ginevra con Il Festival internazionele della Musica organizzato da Torino e Milano.

La Fête de la musique ha offerto in 3 giorni circa 500 concerti gratuiti su 40 palchi sparsi per la città. L'urbe traspirava di suoni. Il secondo, invece, offrirà più di 190 eventi a pagamento in 24 giorni, in auditorium, conservatori, etc. etc.

Imbarazzante.

Il lettore potrà anche divertirsi a confrontare l'usabilità dei siti web. Anche in questo caso il risultato è a senso unico.

martedì 19 giugno 2007

L'imprevidenza

L'imprevidenza

TITO BOERI
Fra due settimane scade il semestre entro cui undici milioni di italiani possono decidere cosa fare di quel 6,91 per cento del loro salario che viene oggi versato all’azienda presso cui lavorano, come accantonamento per la liquidazione. Non si hanno dati precisi su quanti lavoratori abbiano sin qui comunicato una loro scelta. Ma tutte le rilevazioni disponibili convergono nell’indicare che sono davvero pochi coloro che hanno esercitato questo loro diritto. Tra questi pochi, prevale chi ha optato per tenere il Tfr in azienda, soprattutto nelle imprese più piccole (dove quattro lavoratori su cinque paiono orientati a continuare a versare il Tfr al proprio datore di lavoro).

Chi non decide entro il 30 giugno vedrà il proprio Tfr trasferito a fondi con garanzia del capitale versato, che storicamente hanno offerto rendimenti inferiori al Tfr, e non potrà beneficiare del contributo del datore di lavoro previsto da molti contratti. Chi lo lascia in azienda perde l’occasione di costruirsi una previdenza integrativa con cui rimpinguare le inevitabilmente sempre più magre pensioni pubbliche. Il fatto che ciò stia avvenendo nelle piccole imprese preoccupa perché è lì che oggi trovano un impiego i lavoratori più giovani, quelli che hanno maggiormente bisogno della previdenza integrativa. Quanto costa per loro lasciare il Tfr in azienda? Per le leggi della capitalizzazione composta, anche piccole differenze nei rendimenti dei fondi pensione rispetto al Tfr comportano grandi variazioni nella ricchezza accumulata nell’arco della vita lavorativa. Ad esempio, un fondo che rendesse mediamente anche solo lo 0,4 per cento in più del Tfr, ai salari medi attuali, porterebbe a mettere da parte 20 mila euro in più della liquidazione in 38 anni di lavoro. Considerando i dati storici sul rendimento del Tfr e dei fondi pensione, la differenza diventa abissale: la liquidazione è inferiore ai 90 mila euro contro i 150 mila euro che si potrebbero ottenere affidando i propri soldi a un fondo pensione collettivo. Vero che il Tfr offre un rendimento certo, al contrario dei fondi pensione. Ma mentre i fondi pensione hanno una volatilità ridotta quando il loro rendimento viene valutato nell’arco di decenni, il Tfr lasciato in azienda è solo in parte coperto contro il rischio che l’azienda fallisca, un rischio più forte nelle imprese più piccole e crescente nella durata dell’investimento. Quindi per i giovani lavoratori la scelta di lasciare il Tfr in azienda è costosa e rischiosa al tempo stesso. Perché lo fanno allora? Presumibilmente perché non sono adeguatamente informati, oppure perché è il loro datore di lavoro a ricattarli (più o meno esplicitamente) mentre non c’è un sindacato in azienda in grado di difenderli e di coordinarne le loro scelte. Quando solo alcuni lavoratori in un’azienda decidono di destinare il Tfr ai fondi pensione mentre gli altri lo tengono in azienda, sui primi si concentra il rischio di perdere il lavoro: da quel momento in poi al datore di lavoro costerà meno licenziare i lavoratori che versano il Tfr ai fondi pensione rispetto a quelli che lo hanno lasciato in azienda. Sia la disinformazione che il mancato coordinamento dei lavoratori riflettono evidenti limiti nell’azione del sindacato. La sconfitta è del sindacato prima ancora che dei lavoratori. Si preannuncia così all’orizzonte una grave perdita in conto capitale per i lavoratori e una sconfitta per il sindacato. Ma nessun campanello d’allarme viene lanciato da Cgil, Cisl e Uil. Nelle loro frequenti dichiarazioni e interviste sui giornali e in tv, i leader della triade parlano di tutto, proprio di tutto, tranne che del Tfr e non sono pochi coloro, soprattutto tra le fila della Cgil che, neanche troppo velatamente, gioiscono per il mancato decollo della previdenza integrativa. Del resto, il presidente della Covip dichiara di contare sul silenzio-assenso e tra le fila dello stesso esecutivo vi è chi, come il ministro Paolo Ferrero, auspica proprio che i lavoratori lascino il Tfr in azienda. Il ministero di Ferrero in questi giorni ha maldestramente censurato un rapporto Ocse, ritenuto reo di descrivere uno scenario di forte riduzione della generosità delle pensioni pubbliche troppo ottimistico. Questo significa che Ferrero è consapevole del fatto che i giovani avranno pensioni molto più basse, in rapporto al loro salario, dei loro genitori. Tuttavia assiste con malcelata soddisfazione alla riduzione della ricchezza di milioni di lavoratori pur di contenere lo sviluppo dei mercati finanziari. Eppure i fondi pensione ammessi dalla normativa italiana hanno ben poco a che vedere con le «locuste del private equity» di cui il sindacato, non solo in Italia, ha timore. Questi fondi possono promuovere cicli virtuosi di crescita, anche occupazionale, delle imprese: in Europa le imprese in forte crescita attraggono i fondi pensione e il capitale di rischio fornito dai fondi permette alle imprese di crescere. Inoltre lo sviluppo di investitori istituzionali come i fondi pensione, che per definizione non possono che rappresentare le minoranze, serve a rendere più trasparenti i mercati finanziari, a combattere le scatole cinesi e a impedire che chi ha il controllo delle imprese eserciti questo potere contro gli interessi degli altri azionisti e degli stessi lavoratori. Prima o poi, i lavoratori si renderanno conto di quanto sia costoso per le loro tasche il rifiuto aprioristico, ideologico, dei fondi pensione da parte di chi dovrebbe rappresentare i loro interessi. Ma rischiano di maturare questa consapevolezza molto tardi. Avremo così perso molte occasioni per salvaguardare i redditi dei futuri pensionati e per tutelare gli interessi di molti piccoli azionisti.

giovedì 14 giugno 2007

Risposte e Domande.

Il caso dell Onorevole Gustavo Selva è finito su tutti i giornali. Qui per esempio.
Dopo l'evento ho scritto una breve ma picca email all'Onorevole e al segretarion del suo partito l'onorevole Gianfranco Fini. Eccola:

Da:
_______@libero.it [mailto:_____@libero.it]
Inviato: dom 10/06/2007 18.28
A: fini_g
Cc: Selva,Gustavo
Oggetto: pessimismo e fastidio: dimissioni "Onorevole" Selva

Onorevole Selva,
Dopo l'indecente e disgustoso episodio di cui lei si è reso autore mi auguro che il segretario del suo partito possa intervenire quanto prima a radiarla, ridando cosi un minimo di fiducia agli italiani.
Distinti Saluti

Ed ecco la riposta dell'Onorevole Gustavo Selva.

Grazie,

anche a coloro che mi augurano che non arrivi l’ambulanza quando “ne avrei veramente bisogno”.

Per la verità ne avevo bisogno anche il giorno in cui ho usato l’autoambulanza che era al servizio soltanto - ripeto soltanto - per casi di necessità di chi si trovava a Palazzo Chigi e nei pressi.

Visto che Lei ha avuto l’amabilità di rivolgersi a me personalmente Le rispondo che sono portatore di 4 bypass, diversi stent coronarici e di un pacemaker e soggetto, quindi, a fibrillazioni cardiache e sbalzi di pressione. Ragione per la quale, dopo aver lungamente e inutilmente aspettato il taxi prenotato da LA7, che non riusciva ad arrivare, gli infermieri mi hanno accomodato nell’autoambulanza e, in attesa del medico, mi sono autoassistito con il Carvasin che porto sempre con me, dando nel contempo – siccome era quasi certo che mi sarei ripreso nel giro di poco tempo – appuntamento al mio cardiologo alla sede de LA7, in via Novaro, dove ero stato invitato come Senatore che adempiva al diritto-dovere di esprimere le sue opinioni in ordine agli eventi che si stavano svolgendo in quel pomeriggio. Non ultimo, e non meno importante, la conferenza stampa di Bush e Prodi alla quale io avevo assistito, unico parlamentare della Casa delle Libertà.

Abuso, o eccesso di assistenza medica e di trasporto, può essere considerato soltanto il tratto che va dall’Ospedale S. Giacomo, dove ero stato trasportato, a via Novaro, percorso dall’autoambulanza, senza l’uso della sirena, in 5 minuti. La Presidenza del Consiglio mi aveva offerto, attraverso il medico, visto che nel frattempo dichiaravo di sentirmi meglio, l’invio di un’auto privata: il che avrebbe comportato un’ulteriore perdita di tempo e un costo a carico dello Stato di qualche euro in più. Per la Sua curiosità aggiungerò che il mio cardiologo non è potuto arrivare, causa il traffico bloccato.

Ecco la ragione supplementare per la quale ho potuto dare atto e ringraziare il servizio medico di avermi assistito nel momento del bisogno e aiutato per il mantenimento dell’impegno con LA7. La parola “trucco di cronista”, da me usata in TV, si riferiva all’appuntamento da me concordato telefonicamente con il cardiologo per liberare subito il servizio pubblico che, di fatto, ho utilizzato complessivamente per una trentina di minuti. Ovviamente, sono pronto a pagare il costo del servizio utilizzato affinché neppure un centesimo vada a carico della collettività.

Spero, visto che i mezzi telematici ce lo consentono in tempo reale, che Lei mi darà consigli e farà critiche, per altri temi, della mia attività politica che, a Dio piacendo, può continuare anche in altri modi, per esempio quelli della comunicazione Tv, Radio, e-mail, come faccio con Lei e con tutti coloro che mi interpellano; i quali, più spesso, approvano le mie idee. Ai miei elettori del Vento dico: ho fatto un errore, quello di dirlo a La7. Ho presentato al Presidente Marini le mie dimissioni da Senatore che saranno esaminate dell’Assemblea. Cosa dovevo fare di più ? Me lo dicano.

Spero che, dopo questa spiegazione dei fatti, Lei riterrà che non merito l’aggettivo “indegno” (di stare in Parlamento) usato dal Ministro Livia Turco, né quello di “bullismo senile”, utilizzato da Alessandra Mussolini che, come forse Lei ricorderà, durante una trasmissione televisiva della RAI di qualche anno fa si sedette, affettuosamente accolta, sulle ginocchia dell’attuale Ministro della Salute.

Grazie ancora e cordiali saluti.

Gustavo Selva

P.S.: Questo stesso identico messaggio è trasmesso contemporaneamente a tutti coloro che hanno capito e approvato il mio comportamento, a coloro che lo hanno criticato aspramente in tutto o in parte e a coloro che hanno aggiunto una sequela di volgari insulti. Da quei cittadini e cittadine che mi hanno coperto di volgari insulti e alcune minacce avrei desiderato più argomenti.

A tutti il mio “grazie” per aver letto la mia risposta.

G.S.



mercoledì 6 giugno 2007

fucking idiots

Un adolescente, probabilmente annoiato, inizia una corrispondenza epistolare con Erika, la fanciulla di Novi Ligure che ha eliminato la madre, forse troppo oppressiva, ed il fratellino, non ancora in grado di opprimerla ma che, in un futuro prossimo, certamente l’avrebbe oppressa.

Assurge agli allori della cronaca; probabilmente i giornalisti sono stupiti che ancora qualcuno si provi a scrivere… La notizia non sfugge a Bruno Vespa. Nulla di meglio che invitare il giuovine scrittore in televisione. Capita anche questo, purtroppo.

Nulla di male, abbiamo visto di peggio. Sfugge però un piccolo particolare: il ragazzo si vede erogati 25 MILIONI di lire per la sua partecipazione. La stessa somma che lo “stato” eroga per un assegno di ricerca…

Quando si dice essere str...i

giovedì 24 maggio 2007

Courage



Il faut du cuorage....

martedì 22 maggio 2007

Globalizzazione 2.0



Festival Senegal su sfondo Svizzero Alpino

lunedì 21 maggio 2007

Scandalous in Switzerland



Scandaloso. Non trovate anche voi?

domenica 20 maggio 2007

Italians

Essere precisi va bene ma...

In questi giorni la segreteria della residenza è chiusa. Io, però, ho un abbonamento per andare in Palestra. Gentilmente i segretari mi hanno indicato il nome e il numero di stanza del ragazzo che cura le chiavi in casi simili. Pensavo bastasse un foglietto con nome, cognome e numero di camera. Mi presentavo, mostravo l'abbonamento et voilà...
Invece in segretria, dopo avcerci pensato per benino, mi hanno fatto questo:



Essere precisi va bene ma...

giovedì 17 maggio 2007

Modi di dire....


"Unus pro omnibus, omnes pro uno"

mercoledì 16 maggio 2007

Clichés e Proverbi


In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cos'hanno prodotto? Gli orologi a cucù. (Orson Welles).

E questo lo sapevano tutti.


Pochi però sanno che
: "Contrariamente a quanto si crede, l'orologio a cucù non ha niente a che fare con la Svizzera. Questo tipo di orologio, che apparve per la prima volta nel 1738, è originario della Foresta Nera, nel sud della Germania, zona che ancora oggi ne è il principale centro di produzione.
Comunque, poichè i turisti si aspettano di trovare gli orologi a cucù in Svizzera, i commercianti locali non li deludono."
Almeno così sostiene swissworld.org

domenica 6 maggio 2007

Esercito

In Svizzera paese neutrale che non va in guerra da tempo la leva è obbligatoria e seria. Ogni anno tutti tornano ad esercitarsi.
In Italia, invece, dove ogni volta che c'è D'Alema al governo andiamo in guerra la leva (che era una buffonata) è stata temporaneamente abolita. La Costituzione, infatti, non permetteva l'abolizione. Ovviamente cambiare la Costituzione non era possibile.

sabato 28 aprile 2007

Università

Si notino le differenze con una qualsiasi delle strutture moderne di un ateneo italiano medio.

giovedì 26 aprile 2007

come ti moltiplico le linee

Oggi, tanto per cambiare, ho preso, invcece del solito 15, la linea 11.
Mi avrebbe condotto sino al giardino botanico per una strada diversa: avevo voglia di vedere altre vie di Ginevra, altri volti.

Dal giardino botanico a casa l'avrei fatta a piedi, pensavo.

Arriviamo al "terminus" e scendo. Non faccio in tempo a svoltare l'angolo che, con la coda dell'occhio, vedo la linea 11 trasormarsi in linea 1. Il mezzo svolta l'angolo quasi insieme a me e ci troviamo al capolinea del uno. Divertito e perplesso (ri)salgo sul 1(1) e arrivo a casa.

Capito gli svizzeri?